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By Baruch Spinoza, a cura di S. Landucci

A cura di Sergio Landucci octavo pp. XLIV - 306 ril, sovrac (hard hide, DJ)

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El Ser y el Tiempo

De esta obra se puede decir que es l. a. más influyente de los angeles filosofía contemporánea y predecir que quedará incorporada a l. a. historia de l. a. filosofía como los angeles más unique del periodo, en el doble sentido de los angeles más nueva relación al pasado y como punto de partida de los angeles evolución posterior a ella.

Mujeres, salud y poder

L. a. salud humana y en especial l. a. salud de las mujeres ha estado mediatizada por las relaciones de poder. El recorrido que los angeles doctora Carme Valls-Llobet hace por l. a. invisibilidad del cuerpo, las patologías y los riesgos con los que se enfrenta los angeles salud de las mujeres, culmina en los angeles descripción de los procesos que hacen que se valoren como inferiores sus problemas de salud y, al estilo foucaultiano, intenta realizar en cada capítulo un proceso de veridicción por el que queden desenmascarados los instrumentos de keep an eye on y posesión, tanto externos como intrapsíquicos, que impiden a las mujeres ser protagonistas de su salud

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Questa dottrina è derivata da quella reviviscenza dell’argomento per l’esistenza di Dio, che da Kant in poi si denominerà come ‘ontologico’, che era stata promossa da Cartesio, e che nell’Etica viene addirittura a rappresentare il punto stesso d’avvio. Le prime parole dell’opera – e cioè la 1a delle Definizioni della Parte 1a – suonano infatti: «Con causa di sé intendo ciò la cui essenza implichi l’esistenza». Anche la nozione d’una causa sui – s’intende, in senso positivo, ché in senso negativo, e cioè per dire enfaticamente come Dio non sia causato da altro da sé, lo dicevano tutti i teisti – è di lontana derivazione neoplatonica, e pur essa era stata rinverdita da Cartesio.

Tra le frasi che più rimangono impresse in ogni lettore, c’è sempre stata l’annotazione alla Definizione (Def. 3, a capo della Parte 2a) dell’idea come un concetto, o meglio una concezione: «Dico concezione, anziché percezione, perché quest’altro termine sembrerebbe suggerire che la mente sia passiva rispetto all’oggetto, mentre concezione sembra esprimere un’azione della mente»; oppure la battuta che sulla verità di un’idea che sia ‘adeguata’ non può rimanere alcun dubbio, salvo che non la si ritenga, un’idea, come «qualcosa di muto, al pari d’una pittura in un quadro» (Scolio alla Prop.

Questo, e non altro, è il punto. Se proprio si debba adottare un’etichetta, la preferibile rimane ‘panteismo’, coniata mezzo secolo dopo l’Etica per denominarne la dottrina di fondo (oggi, però, non riscuote gradimento fra chi studia Spinoza). All’inizio dell’Ottocento verrà lanciata un’altra etichetta ancora: ‘acosmismo’, coniata, in antitesi letterale ad a-teismo, nientemeno che da Hegel (che da giovane aveva collaborato alla prima riedizione degli Opera di Spinoza dopo quella originale). Per lui, la sostanza unica, o Dio, di Spinoza, sarebbe un in sé indistinto, in cui verrebbe a dissolversi ogni ente finito, e quindi, in definitiva, il mondo stesso.

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